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I Montecuccoli di Semese e Guiglia visti da un reggiano.

di Paolo Campioli

Nel 1630 Francesco Montecuccoli (ca. 1595-1645), figlio ed unico erede di quell’Enea Montecuccoli (ca. 1545-1614) che, a partire dal 1598, era stato nominato Comandante generale delle milizie estensi e Governatore di Carpi, permuta il marchesato di Semese con quello di Guiglia insieme al comune di Marano[1], diventando di conseguenza il I marchese di Guiglia.

Il ramo Montecuccoli di Ranocchio-San Martino, di cui Enea era discendente, era entrato in possesso dell’intero feudo di Semese nel 1588, ed esso era pervenuto allo stesso Enea dopo varie suddivisioni famigliari [2].

Cosa si intende però esattamente quando si parla di Semese?

Nel 1825 Girolamo Tiraboschi descriveva tale luogo come una “Rocca nel distretto e nella Parrocchia di Verica, con una chiesa dedicata a San Giacinto, con molta magnificenza innalzata dalla famiglia Montecuccoli” e raccontava anche che “Tale rocca era stata ceduta da Francesco Montecuccoli alla Ducal Camera nel 1630[3]. Il castello di Semese, col suo piccolo e caratteristico borgo, si trova a metà della strada provinciale che da Pavullo nel Frignano conduce all’imbocco della fondovalle Panaro-Fanano[4].

Personalmente, trovo la storia dei Montecuccoli di Guiglia di notevole interesse. Sia per le vicende legate ai loro possedimenti, sia per gli alti incarichi a loro conferiti dagli Estensi, ma anche per il fatto che, nel corso del Seicento, alcuni di questi Montecuccoli ereditarono parti del feudo di Albinea, posto in una parte di territorio reggiano a cui io, per vari motivi, mi sento particolarmente legato.

E proprio dal nominato Francesco Montecuccoli vorrei partire per illustrare brevemente la storia della sua famiglia, riportando magari anche alcune informazioni sui suddetti possedimenti albinetani.

Va primariamente detto che, dopo essere stato infeudato del Marchesato di Guiglia, il Montecuccoli viene nominato Maggiordomo di Francesco I d’Este, Duca di Modena e Reggio.

Bisogna poi ricordare che il nostro personaggio era in ottimi rapporti anche con il suo celebre congiunto Generale Raimondo Montecuccoli (1609-1680), il quale, infatti, spesso e volentieri “ricorre a lui per consiglio“. Elemento di non poco conto, questo, se si considera il ruolo di primo piano che il Generale godeva presso la corte imperiale di Vienna.

Diciamo anche che il nostro Francesco Montecuccoli si procura un matrimonio “strategico” sposando Sigismonda, figlia del ricco Giovanni Battista Laderchi, detto l’Imola[5], influente Segretario di Stato ducale.

Da Sigismonda Laderchi avrà ben sei figli. Il più noto, che è il secondogenito, nasce a Bologna il 26 marzo 1624 (ben prima, cioè, della permuta di Semese), e prenderà il nome del nonno materno Giovanni Battista.

Dopo la sua nascita, nel rispetto delle ultime volontà dell’Imola, morto nel febbraio 1618, che desiderava la continuità del cognome di famiglia, il piccolo verrà chiamato Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi (nome che da ora in poi, per praticità, verrà abbreviato in GBML).

Successivamente, dopo il 15 aprile 1645, in conseguenza della morte del padre Francesco, GBML diventerà II marchese di Guiglia[6]. Egli, inoltre, avrà ben nove figli, tutti dalla moglie Ottavia Caprara. Il più illustre dei quali sarà Maria Vittoria Montecuccoli-Laderchi, nata a Modena il 20 giugno 1655.

Maria Vittoria sposerà il senatore bolognese Virgilio Davia e, appunto, col nome Vittoria Montecuccoli Davia, raggiungerà la notorietà come amica intima e consigliera di Maria Beatrice d’Este, figlia del Duca di Modena e Reggio Alfonso IV d’Este, quando nel 1685 la stessa Maria Beatrice diventerà Regina consorte d’Inghilterra[7] come  moglie di Giacomo II Stuart.

L’amicizia tra le due risaliva però a molto prima della raggiunta celebrità, a quando, cioè, in adolescenza, Maria Vittoria era stata dama d’onore della futura Regina. Tra l’altro lo era stata anche di Laura Martinozzi, che era la moglie di Alfonso IV, madre di Maria Beatrice e nipote del Cardinale Giulio Mazzarino, “Principale Ministro di Stato” della Francia sotto Luigi XIV.

Nel novero degli illustri personaggi appartenuti ai Montecuccoli di Semese e Guiglia un posto di rilievo ce l’ha avuto anche il quintogenito di GBML, Raimondo Montecuccoli-Laderchi (1659-1735), il quale diventò il III Marchese di Guiglia dopo la morte del padre.

Sebbene egli non sia stato famoso come i suoi illustri predecessori, la sua storia è comunque degna di essere conosciuta perché, come spiega ad esempio lo storico zocchese Stefano Santagata[8], tale Raimondo partecipò alle intricate vicende che, nel 1702, portarono all’assegnazione della cospicua eredità del Generale suo quasi omonimo Raimondo Montecuccoli.

Vicende che si svolsero grossomodo nella seguente maniera: secondo quanto scrive sempre il Santagata, nel 1644 il Generale Raimondo Montecuccoli aveva nominato suo erede il congiunto marchese Francesco Montecuccoli, “per il profondo affetto che da sempre lo legava a lui”[9]. La nomina però sarebbe potuta diventare valida soltanto nel caso in cui la discendenza diretta del Generale si fosse estinta, quindi in seguito alla morte dell’unico figlio maschio, Leopoldo Filippo, che al momento era senza prole.

Ma nel 1645 Francesco Montecuccoli muore inaspettatamente[10], quindi a succedergli nella possibilità di diventare erede del Generale sarà il suo primogenito GBML, ferma restando chiaramente la condizione preesistente.

Tuttavia il Generale, prima della sua morte, avvenuta nel 1680, con un nuovo testamento nominava, a sorpresa, suoi eredi due dei figli maschi di GBML, ovvero il primogenito Francesco Montecuccoli-Laderchi e, in caso di morte di FML, il secondogenito Antonio Giuseppe Montecuccoli-Laderchi[11].

I documenti tuttavia ci rivelano anche che nel 1698, alla morte di Leopoldo Filippo, unico figlio maschio del Generale Raimondo, sia il GBML che i suoi due figli appena citati, erano già morti. Pertanto, nessuno dei tre Montecuccoli-Laderchi avrà mai la possibilità di diventare erede del condottiero.

Ed è a questo punto della vicenda che entra in gioco il sunnominato Raimondo Montecuccoli-Laderchi, quintogenito di GBML, III marchese di Guiglia, il quale, dopo la morte del padre, tenterà a sua volta di entrare in possesso dell’ingente eredità del Generale.

Lo farà però ingaggiando una lunga battaglia legale con lo zio Felice Montecuccoli-Laderchi (fratello di GBML e ultimogenito di Francesco), anch’egli intenzionato, chiaramente, a ottenere l’importante eredità.

Il suo tentativo risulterà tuttavia vano, poiché, alla fine, la disputa si concluderà con l’assegnazione dell’eredità proprio a Felice.

Il quale, anche grazie alla successione ottenuta, avrà in seguito la possibilità di diventare anche “Capostipite del ramo austriaco dei Montecuccoli. Lo stesso, tanto per intenderci, che genealogicamente si è protratto fino al giorno d’oggi”[12].

La parentesi Albinetana

Proprio nei giorni dell’uscita di questo articolo, nel comune reggiano di Albinea si celebra un avvenimento storico poco noto al grande pubblico, ma tuttavia di straordinaria importanza: il cinquecentenario della realizzazione di un celebre dipinto di Antonio Allegri, detto Il Correggio, intitolato la “Madonna col Bambino fra le Sante Maria Maddalena e Lucia[13], meglio conosciuto come “Madonna di Albinea“.

Il bisogno di parlare qui, ora, di tale avvenimento è nato perché, come vedremo tra poco, esso presenta un legame forte anche coi possedimenti albinetani dei Montecuccoli di Guiglia. In particolare con quelli di GBML.

Prima però di spiegare da cosa è costituito tale legame, vorrei aggiungere qualche altra informazione sul dipinto, ricordando che esso è diventato famoso, oltreché per la sua bellezza, anche perché, intorno alla metà del Seicento, venne sottratto dalla Pieve del paese per ordine del Duca Francesco I e sostituito con una pregevole copia di un pittore di corte, forse del francese Jean Boulanger.

Successivamente, nel 1659[14], il dipinto venne donato dal Duca Alfonso IV d’Este all’Arciduca d’Austria, Leopoldo Guglielmo d’Asburgo, e in quell’occasione, durante il trasporto a Vienna, subì gravi danneggiamenti. Dopodiché se ne persero le tracce. Gli studiosi pensano che sia andato distrutto in un furioso incendio che devastò un’ala del palazzo reale.

Proprio a quest’ultimo avvenimento è legato anche il nome del secondo marchese di Guiglia, Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi (GBML).

E non solo perché egli fu cofeudatario del feudo di Albinea fino al 1647 (ed ecco il legame di cui parlavamo), cioè fino a poco prima della sottrazione del dipinto, ma anche perché fu proprio lui, nel 1659, a ricevere dal Duca Alfonso IV d’Este, figlio di Francesco I, l’ingrato compito di trasportarlo presso la Corte Imperiale viennese.

L’importante ricorrenza cinquecentenaria sarà un’occasione anche per gli amici frignanesi di vedere le copie del dipinto ancora conservate nella Pieve, ma anche un’occasione per noi per ricordare agli stessi amici che le vicende subite dalla Madonna di Albinea del Correggio hanno visto coinvolto[15] direttamente anche il loro conterraneo Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi.

Vorrei concludere questo breve articolo con due ringraziamenti speciali: il primo è per gli storici Stefano Santagata e Andrea Pini, massimi esperti dei Montecuccoli, grazie ai quali sono potuto venire a conoscenza delle bellissime mostre dei castelli di Montese e Guiglia, contenenti una serie di pannelli, da loro composti, da cui ho preso largamente spunto per realizzare una parte di questo articolo.

Il secondo invece è per l’amico storico albinetano Giuseppe Ligabue, il quale, indirizzandomi verso la Pieve reggiana di Albinea, mi ha dato la possibilità di scoprire il dipinto del Correggio e, soprattutto, il mistero che ancora oggi aleggia intorno alla sua sparizione.

Egli, tra l’altro, è l’autore della migliore opera mai scritta sia sugli avvenimenti riguardanti la sottrazione della Madonna di Albinea, sia sulla storia della Pieve da cui essa venne prelevata[16]: “…Curtem de Albinea cum Plebe – Il feudo e la Pieve di Albinea nei secoli”, pubblicato da Tecnograf di Reggio Emilia nel 2008. Un autentico capolavoro.

Vorrei segnalare inoltre uno dei suoi articoli più importanti: “La Madonna di Albinea del Correggio: ultimo atto?”, incluso nel n° 122 (gennaio-marzo 2009) della rivista reggiana ReggioStoria, contenente alcune sue scoperte fondamentali sulla realizzazione e la sparizione del dipinto.

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[1] Informazione presente in alcuni pannelli posti all’interno del Museo dei Montecuccoli di Guiglia (da ora in poi MMGu) – Autore: Stefano Santagata – Guiglia era stato elevato a Marchesato nel 1596, stesso anno della morte del padre di Enea, il quale si chiamava anch’egli Francesco, ed era figlio del conte Cesare – Enrico Zaccaria, Un Pico frignanese dimenticato nel giovane Carlo Montecuccoli, in Lo Scoltenna. Atti e memorie, S. II, fasc. V-VI-VII (1916-1919) e Il conte Enea e il marchese Francesco Montecuccoli fondano chiesa e beneficio di Semese, in Rivista Araldica, a. XVII, 20 gennaio 1919 – Pp. 21-23.

[2] MMGu, Pannello: “Francesco Montecuccoli, I marchese di Guiglia”.

[3] Girolamo Tiraboschi, Dizionario topografico-storico degli Stati Estensi – Opera postuma del Cavalier abate Girolamo Tiraboschi – Tomo II – M-Z, Modena, Presso la Tipografia Centrale, 1825 – Pag. 336.

[4] Le coordinate del castello di Semese sono: Lat: 44.333504 – Long: 10.888972.

[5] Nato nel castello di Laderchio (ora non più esistente), situato allora nei pressi dell’odierna cittadina di Riolo Terme. A due passi da Imola, appunto.

[6] Sposerà Ottavia Caprara, figlia del Senatore bolognese Niccolò Caprara, Conte di Pantano, e di Vittoria Pieri Piccolomini d’Aragona, Patrizia di Siena.

[7] L’ultima Regina cattolica. Maria Beatrice d’Este sarà conosciuta anche come Maria di Modena (Mary of Modena per i britannici).

[8] Coautore dei pannelli illustrativi sulla genealogia dei Montecuccoli del basso Frignano presenti all’interno dei castelli di Guiglia e Montese.

[9] MMGu, Pannello: “Francesco Montecuccoli, I marchese di Guiglia”.

[10] Il quale, riassumendo, era figlio di Enea e nipote di Francesco. Ma anche I marchese di Guiglia, padre del II marchese di Guiglia Giovanni Battista Montecuccoli-Laderchi e nonno del III marchese di Guiglia Raimondo Montecuccoli-Laderchi.

[11] MMGu, Pannello: “Raimondo Montecuccoli Laderchi, III marchese di Guiglia e la successione al fidecommesso del Generale Raimondo”.

[12] Ibid.

[13] Terminato tra l’ottobre e il dicembre del 1519.

[14] Giuseppe Ligabue, “La Madonna di Albinea del Correggio: ultimo atto?”, in ReggioStoria n° 122/2009, La Nuova Tipolito, Reggio Emilia.

[15] Le convulse vicende che portarono alla sottrazione sono ancora in fase di studio, anche se in tutta sincerità risulta alquanto difficile, se non impossibile, stabilire con certezza come si siano svolte realmente. Io credo però, anzi sono fermamente convinto, che GBML non abbia avuto alcuna responsabilità nella sottrazione del quadro, al contrario chiaramente del Duca di Modena Francesco I e di certi suoi collaboratori. A mio parere, il marchese di Guiglia ha ricevuto solo l’incarico di trasportare il dipinto a Vienna. In un momento tra l’altro in cui il mandante del “furto”, e cioè Francesco I, era già morto. Il Duca infatti morì nell’ottobre 1658, e il quadro arrivò a Vienna solo nel giugno 1659.

[16] Le coordinate della Pieve di Albinea sono: Lat: 44.615645 – Long: 10.587344.