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Da Gilbert Elliot a Licio Gelli: breve storia del “potere” in Europa dal 1700 fino ai giorni nostri.

di Paolo Campioli

(Articolo pubblicato nel dicembre 2015 dalla rivista “Il Frignano”, edita da Adelmo Iaccheri editore – Pavullo nel Frignano – MO).

Se, leggendo testi che parlano di religione, ci imbattessimo nella cosiddetta genealogia episcopale di un Vescovo, avremmo certamente l’obbligo di sapere che si tratta della “Disciplina che si occupa di ricostruire e tramandare le origini, le discendenze e i legami tra i consacrati nel sacramento dell’ordine dei vescovi stessi”. In pratica, “Quando un Vescovo consacra un altro Vescovo, tra i due si crea un legame genealogico stabilito gerarchicamente, analogo a quello tra padre (il consacratore) e figlio (il consacrato)”[1].
Ma cosa succederebbe se utilizzassimo la stessa formula per definire i legami esistenti tra personaggi appartenenti al mondo non religioso? Anche in tal caso sarebbe possibile parlare di genealogia?

Ci interesserebbe saperlo perché vorremmo provare a ricostruire, utilizzando questa volta anche un pizzico di fantasia, la “linea di successione al potere” immaginaria che, dal 1700 fino ai giorni nostri, ha collegato tra di loro alcuni uomini di grandissimo spessore politico, militare e finanziario, mettendoli nella condizione privilegiata di determinare segretamente, per più di 200 anni, le sorti del vecchio continente e, più in generale, dell’intero pianeta.

Se volessimo provare a definire ciò che stabilisce questi rapporti di discendenza, forse potremmo utilizzare, sempre con la massima libertà e, forse, anche sbagliando, l’espressione “Genealogia del Potere”, oppure “Genealogia del Potere non religioso”[2], pur sfidando eventuali problemi di incatalogabilità e di indefinibilità, derivanti soprattutto dal fatto che tali personaggi non sono appartenuti – o non appartengono – tutti a una stessa categoria o famiglia.

Sicuramente, uno degli aspetti più interessanti che riguardano tale linea è che, ancora oggi, molti ignorano completamente, oltreché la sua esistenza, anche i suoi ripetuti passaggi dal territorio frignanese. Proprio per questo, vorremmo tentare di ricostruirla utilizzando come punto di riferimento colui che, tra tutti quelli che l’hanno composta e che tuttora la compongono, ha più attinenza con il suddetto territorio – Giovanni Borelli -, così da riuscire a muoverci lungo la traccia invisibile che essa ha lasciato per individuare, a monte e a valle della vita del pavullese, tutti coloro che potrebbero averne fatto parte.

Inizieremo la ricostruzione indietreggiando, per cercare di capire in che modo arrivò fino al liberale, facendo riferimento anche a una serie di articoli comparsi sugli scorsi numeri della nostra rivista, in particolare a quello contenuto nel n° 6 del 2014, in cui viene analizzato il rapporto che, sul finire del XIX secolo, il patriota frignanese riuscì a stabilire con un potente Deputato della sinistra liberale di nome Giuseppe Basini, per riuscire ad entrare in contatto con alcuni esponenti di spicco del giornalismo romano, dando così inizio alla sua sfolgorante carriera politica e giornalistica.

Come forse molti di voi già sanno, Basini nacque a Chiozza di Scandiano, ora in provincia di Reggio Emilia, il 3 marzo 1832, e morì a Roma l’8 dicembre 1894[3], dopo essere stato per molti anni esponente di spicco del Parlamento del Regno d’Italia e dopo avere ricoperto ruoli di rilievo anche nel servizio segreto che operava per conto del Ministero dell’Interno del Regno di Sardegna[4].

Non vorremmo ora dilungarci troppo sulla vita dello scandianese, avendone già parlato nel numero precedente, quanto invece provare a individuare il suo predecessore, abbattendo in questo modo gli ostacoli rappresentati dalla quasi totale assenza di testimonianze dell’esperienza torinese del Deputato, la quale, per molto tempo, ci ha impedito di sapere chi richiese effettivamente la sua presenza al Ministero, spianandogli in pratica la strada a livello politico.

Dopo varie ricerche, condotte persino con l’aiuto dell’Archivio della Camera dei Deputati, abbiamo appurato che, probabilmente, lo scandianese approdò a Torino sfruttando la propria amicizia o parentela con la famiglia scandianese dei Belloli, poiché questa, a sua volta, era strettamente imparentata con la famiglia dell’allora Maggior Generale dell’Esercito del Regno di Sardegna, Enrico Cialdini[5] (Castelvetro di Modena, 8 agosto 1811 – Livorno, 8 settembre 1892).

Ad avvalorare parzialmente l’ipotesi che, forse, fu proprio il celebre militare a permettere ad un emiliano come Basini di occuparsi di delicatissime questioni spionistiche e controspionistiche del Regno ha contribuito anche il rinvenimento di un singolare dato riguardante le esperienze scolastiche del castelvetrese, dello scandianese e di Borelli, indicante che costoro avrebbero frequentato tutti, anche se in epoche diverse, il Collegio dei Gesuiti (poi Palazzo degli Studi) di Palazzo San Giorgio[6], nella città di Reggio Emilia.

Le probabilità che quanto scritto sia vero crescono in modo considerevole se osserviamo che esso è situato, forse non proprio casualmente, a due passi da Palazzo Cassoli-Grisendi[7], un’abitazione storica reggiana che, all’inizio del XIX secolo, fu abitata nientemeno che dal predecessore di Cialdini sulla suddetta linea “genealogica”, ossia dal Generale Carlo Zucchi (Reggio nell’Emilia, 10 marzo 1777 – Reggio nell’Emilia, 19 dicembre 1863).

Zucchi precede Cialdini sulla linea perché la carriera militare di quest’ultimo ebbe inizio proprio nell’esercito formato da circa 800 volontari, comandato dall’allora già anziano Generale reggiano che, nel marzo 1831, fronteggiò a viso aperto gli austriaci; ma anche perché, verso la fine dello stesso mese, il castelvetrese fu tra quelli che, insieme a molti di coloro che componevano quella che lo storico Tommaso Sandonnini definì semplicemente “Legione”[8], seguirono Zucchi nella decisione di imbarcarsi ad Ancona per la Francia, per cercare di sfuggire al nemico.

Con ogni probabilità, la condivisione di questo insieme di esperienze significative contribuì a rafforzare in modo decisivo un già presente legame di amicizia.

Prima però di passare all’individuazione del predecessore di Zucchi, vorremmo mettere in evidenza una piccola “stranezza”, costituita dal fatto che, sorprendentemente, esistono pochissimi punti di contatto tra Cialdini e le terre frignanesi; il più significativo è senz’altro quello riguardante una singolare richiesta, che i membri di un comitato, sorto a Modena allo scopo di innalzare un monumento a Raimondo Montecuccoli, inoltrarono al castelvetrese nel corso del 1870 per proporgli la Presidenza effettiva del comitato stesso.

Una proposta che il Generale d’Armata inizialmente respinse[9], dicendosi impossibilitato a guidarlo attivamente, poiché a quel tempo risiedeva lontano da Modena, ma che alla fine accettò parzialmente, assumendone la Presidenza onoraria, forse anche nel desiderio di legare per sempre il suo nome a quello dell’indimenticato Feldmaresciallo.

Ciò che invece legò Zucchi al suo predecessore, il Generale marzagliese Achille Fontanelli (Modena, 18 novembre 1775 – Milano, 22 luglio 1838), fu una serie di accuse che riguardarono una presunta attitudine alla cospirazione[10], che li accompagnò a lungo e che causò purtroppo il loro allontanamento dal Ducato di Modena e Reggio, interrompendo probabilmente il loro rapporto diretto, iniziato quando entrambi erano alti ufficiali dell’esercito napoleonico.

Nei vari libri che parlano dei due Generali si legge che, nel febbraio 1831, Zucchi fu mandato in esilio a Milano insieme a Fontanelli, dopo essere stato perseguitato a lungo dal Duca[11].

Le opere che riguardano l’allontanamento del marzagliese specificano che la sua partenza per la città meneghina avvenne il 2 febbraio, mentre quelle che riguardano la partenza del reggiano si limitano ad indicarne con certezza soltanto il mese[12].

Così come la potenziale differenza tra queste due date, anche quella tra le loro date di nascita e tra quelle che indicano l’inizio delle loro carriere militari è minima, e ciò sulle prime potrebbe alimentare il sospetto che i percorsi effettuati dai due possano non essere stati l’uno successivo all’altro, ma paralleli.

Invece, seppure sia praticamente impercettibile, la differenza tra di essi effettivamente esiste, tanto da permetterci di posizionare il modenese prima del reggiano sulla linea di successione. Se, però, tale “rinvenimento” non dovesse essere sufficiente a fugare ogni dubbio relativo alla posizione di costoro, potremmo tranquillamente fare riferimento al legame di amicizia che il Marchese stabilì, sul finire del ‘700, con il figliastro di Napoleone Bonaparte, Eugène De Beauharnais[13] (Parigi, 3 settembre 1781 – Monaco di Baviera, 21 febbraio 1824), in modo da collocarlo finalmente, una volta per tutte, “a monte” di Carlo Zucchi.

Fontanelli, nato anch’egli, proprio come l’amico e collega, da una antica ed illustre famiglia di origine reggiana, possiede anche un forte legame con il Frignano, essendo stato ospite della cittadina di Pievepelago. Qui il Generale fece costruire persino una abitazione, che però, forse, non riuscì mai ad abitare stabilmente, a causa dell’esilio forzato[14].

Proprio come quella di De Beauharnais, di Zucchi, di Cialdini[15] e di Basini, la vita di Fontanelli è costellata anche di inequivocabili riferimenti massonici: egli fu, infatti, per moltissimo tempo, dignitario del Grande Oriente d’Italia[16], del quale, ricordiamo, il suo amico fraterno Eugène De Beauharnais fu il primissimo Gran Maestro dal 1805 fino al 1814, ovvero fino all’anno in cui il Supremo Consiglio di Milano Honorè Gabriel Riqueti conte di Mirabeau fu costretto allo scioglimento per effetto della caduta del Regno d’Italia.

Con l’arrivo di De Beauharnais, però, i componenti “locali” del misterioso segmento genealogico saranno costretti a lasciare spazio ad alcuni personaggi stranieri che, durante quei turbolenti anni, ebbero a che fare direttamente con il Viceré. E purtroppo, tranne che nel caso di Napoleone Bonaparte, che della carriera del figliastro fu sicuramente l’incentivatore, sugli altri precedessori di quest’ultimo non esistono che poche informazioni, sufficienti solamente per appurare la loro esistenza, il che limiterà inevitabilmente la nostra ricerca, costringendoci a stilare solo un breve elenco dei loro nomi.

Effettueremo questo tentativo fino a quando non sarà più possibile risalire la linea, dopodiché ci troveremo costretti a passare all’individuazione di coloro che si trovano invece “a valle” di Borelli.

Inizialmente l’elenco è composto, come detto anche in precedenza, dal politico e militare corso, fondatore del Primo Impero francese, Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant’Elena, 5 maggio 1821), che sposò Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, conosciuta anche come Giuseppina di Beauharnais, quando ella aveva già avuto Eugène dal primo marito Alessandro Francesco Maria, visconte di Beauharnais; e prosegue con Paul Frangois Jean Nicolas, visconte di Barras (Fox-Amphoux, 30 giugno 1755 – Chaillot, 29 gennaio 1829), che i libri di storia descrivono come colui che si accorse per primo delle potenzialità di Napoleone B(u)onaparte e lo aiutò nella sua scalata al potere.

Poi è la volta di Honoré Gabriel Riqueti conte di Mirabeau (Bignon-Mirabeau, 9 marzo 1749 – Parigi, 2 aprile 1791), il quale, secondo gli storici, dopo avere conosciuto Paul Barras ed esserne diventato amico, lo convinse ad iscriversi alla massoneria e a lanciarsi nella politica come repubblicano[17].

Il breve tratto di linea compreso tra Eugène De Beauharnais e l’ultimo membro accertato di essa si conclude sorprendentemente con un britannico, Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound, I conte di Minto (Edimburgo, 23 aprile 1751 – Stevenage, 21 giugno 1814), che di Mirabeau fu molto più che semplice amico, essendo stato determinante negli istanti più importanti della sua vita, come si evince anche dalle memorie scritte dal rivoluzionario transalpino insieme ad alcuni membri della sua famiglia[18].

Ma con l’individuazione di Elliot, emerge purtroppo anche un’improvvisa carenza di dati storici, che ci impedisce di rilevare l’eventuale presenza dei tasselli genealogici mancanti, costringendoci di conseguenza ad interrompere la ricerca dei predecessori di Borelli e ad iniziare quella, per la verità assai breve – visto che consta di due soli personaggi – dei suoi successori, che sono Filippo Naldi (Borgo San Donnino, 30 maggio 1886 – Roma, 18 ottobre 1972) e Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919 – tuttora vivente – nel 2013, anno di pubblicazione dell’articolo, nda).

Del primo abbiamo già parlato a lungo nell’articolo comparso su Il Frignano n° 5, con il quale provammo ad analizzare il rapporto di amicizia che lo legò ai fratelli pavullesi Borelli e al sacerdote riccovoltese Enrico Vanni, e a frugare nel suo passato di membro del Partito Giovanile Liberale Italiano e di uno strano tipo di massoneria “parallela” italiana – la stessa che continuò a svolgere le proprie funzioni, soprattutto in Francia, anche quando, nel novembre 1925, alcuni provvedimenti provocarono indirettamente lo scioglimento di tutte le Logge massoniche[19] -.

Ma di Pippo parlammo anche come di uno dei membri della cosiddetta Loggia di Propaganda Massonica[20], la potente organizzazione nata nel 1877 per iniziativa di Giuseppe Mazzoni; voci, queste, che furono confermate anche da una serie di colloqui privati, da noi avuti con alcuni alti esponenti della seconda versione della “società segreta”, considerata la naturale prosecutrice di quella fondata dal pratese.

Ed è stato proprio per rispettare fedelmente quanto emerso da tali colloqui che abbiamo deciso, pur sapendo di compiere scelte che potrebbero apparire impopolari, di escludere dalla potente élite il personaggio di maggior prominenza tra tutti quelli condotti al potere da Naldi, durante la sua lunga vita – Benito Mussolini -, per assegnare invece al Venerabile Maestro della Loggia di Propaganda Massonica 2 lo scettro di ultimo membro, in ordine di tempo, di quella che, forse impropriamente, abbiamo definito “Genealogia del potere non religioso”.

Lo abbiamo fatto nella speranza che qualcuno in futuro, raccogliendo quanto scritto in queste pagine, saprà assumersi la responsabilità di completarla – magari noi… -, individuando anche i successori del montalese, magari all’interno della ristretta cerchia di politici, imprenditori e uomini di affari che, negli ultimi vent’anni, hanno amministrato le istituzioni italiane, trasformandole radicalmente dall’interno, seguendo anche e soprattutto gli ambiziosi programmi stilati dalla potente organizzazione massonica.

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[1] http://it.cathopedia.org/wiki/Genealogia_episcopale

[2] Da un’intuizione dello studioso florense Gianfranco Verardi.

[3] Gian Luigi Basini, “I Basini (Chiozza di Scandiano) – Storia e genealogia dal XIV al XXI secolo”, Reggio nell’Emilia, Eliografia Spaggiari, 2014.

[4] Paolo Campioli, “Giovanni Borelli e Giuseppe Basini” in “Il Frignano”, n° 6, 2014.

[5] Giovanni Prampolini, “Romualdo Belloli – incisore, disegnatore (Scandiano, 1813 – Reggio Emilia, 1890) – La famiglia Belloli nell’Ottocento”, Scandiano, Comune di Scandiano, 2004.

[6] Oggi il palazzo ospita la biblioteca cittadina, intitolata al brescellese Antonio Genesio Maria Panizzi, compaesano del Feldmaresciallo del Sacro Romano Impero Raimondo Montecuccoli, il quale infatti, anche se “pavullese” di nascita (in realtà nacque nel castello di Montecuccolo), si trasferì a Brescello in età infantile. Palazzo San Giorgio si trova esattamente in Via Farini, 3.

[7] Antonio Brighi, Attilio Marchesini, “Dimore storiche di Reggio Emilia”, Reggio Emilia, Vittoria Maselli editore, Fondazione Pietro Manodori, 2012 – Pag. 113. – L’abitazione è ubicata in Via Guido Da Castello, 25.

[8] Tommaso Sandonnini, “In memoria di Enrico Cialdini – Notizie e documenti”, Modena, G. Ferraguti e C. Tipografi, 1911 – Pag. 2.

[9] Ibid. – Pag. 53.

[10] Giovanni Natali, “La rivoluzione italiana del 1831-32 e le sue immediate conseguenze: i governi provvisori, le assemblee costituenti e i plebisciti dell’Italia centrale nel 1859-60”, Bologna, R. Patron, 1956 – Pag. 42.

[11] Cesare De Laugier, “Biografia del Barone Carlo Zucchi di Reggio Nell’Emilia, Generale d’Armata, morto il Decembre 19, 1863, scritta dal C.D.L. suo antico compagno d’armi “, Reggio Emilia, Tipografia della Gazzetta, 1864 – Pag. 35.

[12] Molto probabilmente, Carlo Zucchi partì dal Ducato il 3 febbraio e arrivò a Milano il 6, insieme con Fontanelli.

[13] Cesare Cantù – “Della indipendenza italiana – Cronistoria – volume primo”, Torino, Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1872 – pag 429.

[14] Piero Vicini, “La vita di Achille Fontanelli e la sua dimora a Pievepelago” in “Rassegna frignanese” n°29 – 1997-1998, pagg. 302-303. L’abitazione è situata a Pievepelago in Via Roma, 186, mentre la villa in cui Fontanelli abitava regolarmente si trova tra Marzaglia e Cittanova, più precisamente in Via Emilia Ovest, 1670. Fino a poco tempo fa, la chiesetta adiacente alla villa ospitava anche le salme del Generale e di alcuni suoi famigliari. Recentemente, però, una sciagurata ristrutturazione ha snaturato completamente la fisionomia dello stabile, rendendo necessario il trasferimento dei corpi in un luogo imprecisato del parmense.

[15] http://www.centroculturaleilfaro.it/files/Dal-Zotto—Massoneria-e-Risorgimento-it aliano7f751z00.pdf

[16] Carlo Manelli, Eugenio Bonvicini, Sergio Sarri, “La massoneria a Bologna dal XVIII al XX secolo”, Tricase, Youcanprint Self-Publishing, 2014 – Pag. 42.

[17] International Napoleonic Congress, “L’Europa scopre Napoleone, 1793-1804: atti del Congresso internazionale napoleonico, Cittadella di Alessandria, 21-26 giugno 1997, Volume 2”, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 1999 – Pag. 129.

[18] Honoré-Gabriel de Riquetti comte de Mirabeau, Victor de Riquetti marquis de Mirabeau, Jean Antoine Joseph Charles Elzéar de Riquetti Mirabeau, Gabriel Lucas de Montigny, “Memoirs of Mirabeau: biographical, literary, and political – Vol. IV”, Londra, Edward Churton Library, 1836 – Pag. 130.

[19] Santi Fedele, “La massoneria italiana nell’esilio e nella clandestinità: 1927-1939”, Milano, Franco Angeli, 2005 – Pag. 49.

[20] Di Naldi come membro di una “Loggia di Propaganda”, antesignana della P2, ne parla Silverio Corvisieri in “Il mago dei Generali – Poteri occulti nella crisi del fascismo e della Monarchia”, Roma, Odradek edizioni, 2001 – Pag. 200.

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Alcuni cenni sulla presunta affiliazione del giornalista Filippo Naldi alla Loggia segreta Propaganda massonica del Grande Oriente d’Italia.

di Paolo Campioli

Recentemente Wikipedia Italia, la mia amatissima Wikipedia, ha deciso di bloccarmi mentre provavo ad inserire una parte di testo che ritenevo importante, anzi importantissima.

Avevo intenzione di inserirla in una voce che avevo iniziato a creare dal nulla all’inizio del 2010[1], utilizzando, pensate, un vecchio computer laptop che forse non arrivava neanche al Pentium.

L’avevo creata mettendoci veramente tutto il mio amore, navigando in solitaria all’interno del salone superiore della biblioteca comunale di Fidenza, tra i tanti libri che trasudavano di storia del borgo natìo del personaggio a cui la voce in questione si riferisce.

Inoltre, nel corso degli anni avevo anche contribuito a svilupparla, in modo, devo dire, decisivo.

Anzi, posso dire, senza esitazioni, di averla creata praticamente da solo.

Non solo: se esiste, ed è strutturata in quel modo, Wikipedia lo dovrebbe principalmente a me.

Ma si sa, prima o poi tutte le belle storie finiscono.

Infatti un bel giorno, improvvisamente, il blocco…

Col tempo, però, ho capito che, in tutta questa storia, se c’era qualcuno che aveva assolutamente torto, quello ero io. E ho capito anche che ad avere la ragione assoluta era invece Wikipedia. L’enciclopedia infatti aveva fatto bene, anzi benissimo, a bloccarmi. Il suo era un blocco del tutto giustificato, in quanto causato da una serie di errori tecnici, da me commessi, davvero imperdonabili.

Errori che però fortunatamente, nel momento del loro avvenimento, non avevano portato ad un blocco immediato. Prima di arrivare, infatti, esso ha atteso molto tempo. Quel tanto che è bastato per permettermi di contribuire alla realizzazione di numerose voci inedite dell’enciclopedia.

La cui lista è consultabile al link presente in corrispondenza della nota qui riportata[2].

Solo che la voce di cui parlavo poc’anzi non è, di tale lista, una delle tante, una qualsiasi. Al contrario: si tratta della più importante in assoluto tra quelle ivi presenti. Perché sto parlando della voce di Filippo Naldi, celebre giornalista emiliano, nato il 30 maggio 1886 a Borgo San Donnino (ora Fidenza) da una famiglia di origini romagnole, conosciuto principalmente per essere stato uno dei più importanti, se non il più importante, direttore della storia del Resto del Carlino di Bologna.

La parte che la famosa enciclopedia libera ha deciso di rimuovere (anzi di non pubblicare proprio, per via del suddetto blocco) è la seguente:

 

(Naldi, NdA) “Fu inoltre affiliato alla Loggia segreta ”Propaganda” del Grande Oriente d’Italia, fondata nel 1877 dal Gran Maestro Giuseppe Mazzoni e progenitrice della P2”.

E le numerose note che avevo inserito per dare una dimostrazione a quanto scritto sono quelle presenti alla nota 1 di questo articolo[3].

La parte di cui vi ho appena parlato era stata inserita nella voce di Naldi subito dopo quella che parla di un’altra presunta affiliazione massonica del giornalista. Per voler essere più precisi, la parte di testo che parla di tale affiliazione alternativa è la seguente:

“Naldi fu affiliato all’obbedienza massonica della Gran Loggia d’Italia”.

In pratica, è stato nel momento in cui ho provato ad inserire la parte di testo da me composta, quella cioè riguardante l’affiliazione di Naldi alla Loggia “Propaganda”, che ha avuto inizio il mio conflitto con Wikipedia.

Un conflitto perso in partenza. Giustamente, tra l’altro, voglio ripeterlo ancora una volta.

E che purtroppo ha dato vita a un problema irrisolvibile, perché ora non riesco più a modificare nulla.

Solamente che in questo momento, nella pagina Wikipedia di Naldi, è rimasta in bella vista quella breve frase sulla sua presunta affiliazione alla Gran Loggia d’Italia, frase che secondo alcuni potrebbe però contenere un errore. E’ rimasta quindi quella appena citata, presumibilmente errata, mentre, come dicevo, non è stato assolutamente possibile inserire la nostra, presumibilmente corretta.

Paradossale, no?

A mio avviso tutto ciò è stato sorprendente anche perché, chi ha inserito la frase sulla GLDI, l’ha corredata con una nota assai discutibile, in quanto collegata alle pagine 38 (e successive) di un celebre libro di Peter Tompkins intitolato “Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell’Italia fascista nei National Archives di Washington”. Pagine in cui, infatti, sembra non essere presente alcun riferimento all’affiliazione di Naldi alla Gran Loggia d’Italia.

E’ anche vero però che potrei essermi sbagliato io, nel senso che l’informazione sbagliata potrebbe essere quella relativa alla frase da me scritta, quella cioè esclusa da Wikipedia, e non quella presente ora. Questo è molto probabile perché, primo, non sono esperto di massoneria, e secondo perché, in fase di lettura dell’opera di Tompkins, potrei avere ignorato involontariamente la pagina in cui si parla di tale affiliazione[4].

Ma, anche se mi fossi sbagliato, e quindi se Pippo fosse stato veramente membro della Massoneria di Piazza del Gesù, ciò però non mi impedirebbe di chiedermi il perché, allora, tanti altri storici, anche illustri, abbiano desiderato invece dedicare pagine su pagine dei propri saggi anche ad una presunta affiliazione di Naldi al GOI, in particolare alla Loggia segreta “Propaganda”.

Senza tirarla tanto per le lunghe, però, perché di solito, quando si inizia a parlare di massoneria, si parte dalle guerre puniche e si finisce regolarmente col non fare alcun approfondimento, vorrei quindi concentrarmi ora, senza perdere altro tempo, sul motivo che potrebbe avere spinto qualcuno a desiderare che non venisse pubblicata la frase “incriminata”.

Prima però vorrei precisare che potrebbe non essere sbagliato presumere che Naldi possa essere stato affiliato alla GLDI, anche perché sarebbero stati autorevoli esponenti della stessa Loggia a dare conferma della sua avvenuta affiliazione (come del resto delle sue ripetute sospensioni).

Di questo ha parlato infatti un certo Carpeoro, Maestro di tale Loggia. Maestro massonico che però io sinceramente non conosco, né avevo mai sentito nominare prima di oggi.

E che però, chiaramente, mai mi sognerei di contraddire. Ci mancherebbe altro!

Sarebbe tuttavia lecito, a mio avviso, provare comunque a mettere in discussione la versione di Carpeoro (sperando chiaramente che il nostro tentativo non venga interpretato come una mancanza di rispetto nei suoi confronti), in quanto sembra non esistere alcun documento, che non sia contenuto magari in qualche archivio segreto di qualche società di studi massonici, che possa essere consultato liberamente per dare dimostrazione dell’affiliazione di Pippo alla Gran Loggia di Piazza del Gesù.

Ci fidiamo tuttavia della sua parola, in quanto come dicevamo, al contrario di lui, noi non siamo, e non siamo mai stati, Gran Maestri.

Il fatto però è che a me non interessa in alcun modo riuscire a portare alla luce eventuali errori commessi da chi ha parlato dell’affiliazione di Naldi alla GLDI. A me fare questo non interessa proprio! Davvero! Anche perché converrete con me che sarebbe da assoluti sprovveduti andare a contraddire la parola di certi Gran Maestri… Sarebbe completamente folle! E poi: chi siamo noi per farlo? Ne sapranno ben più loro di noi, non credete?

Ciò che interesserebbe a me invece sarebbe portare alla luce eventuali prove di una affiliazione di Pippo al GOI (il che, tra l’altro, non escluderebbe assolutamente, a mio avviso, la versione di Carpeoro).

Del resto, se non avessimo avuto interesse a fare questo, perché mai avremmo dovuto fare così tanta fatica per provare ad inserire la suddetta frase “incriminata” nella pagina di Wikipedia di Pippo? E perché mai avremmo dovuto sentire la necessità di scrivere anche il breve articolo che state leggendo in questo momento?

Se abbiamo voluto tenere duro il più possibile, provando cioè ad andare avanti a testa bassa e perseverando nella nostra ricerca, lo abbiamo fatto anche perché assolutamente convinti di possedere numerosi documenti che attesterebbero una probabile affiliazione di Naldi al Grande Oriente d’Italia.

In particolare alla Loggia segreta “Propaganda”, ovvero alla stessa potente loggia che, sin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1877 per volontà del Gran Maestro pratese Giuseppe Mazzoni, era formata prevalentemente da Deputati esigenti che nessuno giungesse a conoscenza della loro affiliazione (e che proprio per questo era “coperta”, “segreta”).

Stiamo parlando in pratica della Loggia nota anche per essere stata, in qualche modo, la progenitrice della P2.

Come già accennato, i documenti “attestanti” di cui parlavamo poc’anzi sono gli stessi riportati alla nota 1 di questo articolo.

Il più importante di essi è senza alcun dubbio un libro dello storico comunista Silverio Corvisieri, intitolato “Il mago dei Generali – Poteri occulti nella crisi del fascismo e della monarchia”.

A pagina 200 di tale opera si legge che Naldi avrebbe fatto parte di una “Loggia di Propaganda”, antesignana della P2, insieme al luogotenente del Regno, Umberto II di Savoia, ai generali Antonio Sorice e Quirino Armellini, all’ex fascista Alfredo Misuri e all’industriale Giovanni Armenise.

Inizialmente, però, dopo essere giunti in possesso di tale importante opera, non sapevamo in realtà a quale Loggia di Propaganda si riferisse esattamente Corvisieri, anche se il riferimento alla P2, da lui fissato, non lasciava probabilmente spazio a dubbi: doveva essere per forza la progenitrice di quella affiliata al Grande Oriente d’Italia di cui è stato Maestro Venerabile anche il montalese Licio Gelli.

E non, magari, una presunta Loggia di Propaganda affiliata alla GLDI.

Tuttavia, per essere certi al 100% di questo, siamo dovuti andare alla ricerca anche di altri riferimenti certi, sicuri, riguardanti la Loggia fondata da Mazzoni. Abbiamo dovuto farlo anche nel rispetto del pensiero illuminato di alcuni colleghi, che erano (e sono, giustamente) possibilisti sull’idea che possa essere esistita magari anche una Loggia di Propaganda Massonica affiliata alla Gran Loggia d’Italia[5].

Il riferimento più importante lo abbiamo trovato in un libro scritto da Solange Manfredi, intitolato ”Psyops – 70 anni di operazioni di guerra psicologica in Italia – Come ci hanno manipolato, messi uno contro l’altro, mandato in guerra, terrorizzato per controllarci meglio”. Il libro, anche se autoprodotto, appare purtuttavia come l’unico al mondo scritto con il coraggio di citare i vari documenti contenenti riferimenti precisi alla presunta appartenenza di Naldi alla “Loggia P” del Grande Oriente.

A dire il vero, la Manfredi non cita espressamente Naldi. La storica cita però tutti gli altri fratelli di Pippo presenti nella Loggia segreta, elencati anche dal suo illustre collega Corvisieri. Quello che fa la Manfredi è concludere la sua lista di membri della Loggia Propaganda con un ecc.. Ma è proprio dietro a quell’eccetera che, a nostro avviso, è nascosto il nome di Pippo. Infatti, dove non è arrivata lei, fermandosi cioè a quel punto, è arrivato, come detto, il suo collega Silverio Corvisieri, citando espressamente Naldi insieme agli altri membri della Loggia nominati anche dalla bravissima autrice torinese.

A questo punto, dopo avere individuato i membri di quella potente Loggia segreta, non ci rimarrà altro da fare che andare a controllare a quale obbedienza essa appartenne esattamente. Ebbene, la Manfredi, riportando un passo del libro di Sergio Flamigni intitolato “Trame atlantiche. Storia della loggia massonica segreta”, scrive:

“Prima dello scioglimento decretato nel 1925 dal Fascismo, nella Comunione massonica del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani c’era una particolare Loggia, chiamata P (Propaganda), nella quale erano raggruppati affiliati eminenti e “speciali” così da garantire un’assoluta riservatezza al loro essere massoni, in ragioni delle importanti funzioni pubbliche che essi esercitavano: erano fratelli “coperti” (…). Istituita nel 1877 dal Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, la Loggia Propaganda era stata sviluppata e potenziata dal banchiere Adriano Lemmi (…). Tuttavia, in seguito allo scandalo della Banca Romana (…) la Loggia coperta era stata ridimensionata e marginalizzata”.

A quanto pare però, nonostante il presunto ridimensionamento, tale Loggia aveva comunque continuato ad esistere, magari in modo ancor più segreto di quanto non avesse fatto fino a quel momento.

Quindi, con ogni probabilità, aveva continuato ad essere attiva ed operante a pieno regime anche durante il fascismo (scusate il gioco di parole; c’è da dire però che in questo caso la “r” di regime è assolutamente minuscola…), se è vero che nel 1945[6] venne sì rifondata, o forse solo ristrutturata, ma con un nuovo nome, ovvero quello di Loggia di Propaganda Due.

Ciò significa quindi che, fino a quella data, il suo nome era rimasto forse quello iniziale di Loggia di Propaganda Massonica datole a suo tempo dal Gran Maestro Mazzoni.

Possiamo sapere però a quale versione di tale Loggia appartenne veramente Naldi?

Alla prima o alla seconda?

La verità forse è che Pippo appartenne ad entrambe le versioni della Loggia, se Corvisieri scrive che la Loggia di Propaganda a cui apparteneva Pippo era la prima versione della stessa, e non la seconda[7], mentre la Manfredi scrive, in pratica, che i fratelli di Pippo che aderirono alla Loggia segreta vi rimasero affiliati anche dopo la rifondazione della stessa e l’aggiunta del numero “Due” al suo nome.

Tuttavia, il sapere che Naldi, dopo il suo ritorno in Italia dalla Francia, in seguito all’Armistizio (siamo quindi nel settembre 1943, perciò due anni prima della trasformazione della Loggia P in P2), aveva stretto contatti con il Re, forse anche per provare a traghettare, in qualche modo, il proprio confratello Umberto II verso l’assunzione del ruolo di Luogotenente del Regno in sostituzione del padre Vittorio Emanuele III (troppo implicato forse nel fascismo), potrebbe dirla lunga sul ruolo che potrebbe avere avuto Naldi anche all’interno della prima versione di tale potente Loggia mazzoniana, nota infatti anche per essere stata di ispirazione tendenzialmente repubblicana, laica e progressista, quindi non obbligatoriamente filo monarchica, pertanto in linea, forse, con le idee di chi pensava che il Re dovesse prima o poi farsi da parte.

Chiusa questa lunga parentesi, a nostro avviso assai delicata e forse un po’ troppo oscura (anche se nel contempo indubbiamente interessante), vorremmo ora andare a vedere che cosa ha scritto invece, sull’argomento trattato in queste pagine, il professor Costantino Cipolla, in “Belfiore – I. I Comitati insurrezionali del Lombardo-Veneto ed il loro processo a Mantova del 1852-1853”.

Cipolla scrive:

“A metà anni ‘70 dell’Ottocento (…) il Gran Maestro Giuseppe Mazzoni (…) costituì una loggia “riservata” o “coperta” o “segreta”, chiamata “Propaganda Massonica”, posta sotto le dirette dipendenze del Gran Maestro, che può essere considerata la diretta progenitrice della P2 di un secolo dopo”.

A questo punto, dopo avere scoperto tutto ciò, ci troveremo ora costretti a rendere partecipi i nostri lettori dell’enorme disagio che sta generando in noi in questo momento l’impossibilità di inserire, nella pagina Wikipedia di Naldi, la parte di testo relativa alla sua affiliazione alla Loggia segreta “Propaganda” del Grande Oriente d’Italia.

Tutto ciò è causa di una frustrazione davvero forte, che diventa, via via, sempre più preoccupante, man mano che passa il tempo.

Poco male, però.

Perché fortunatamente esiste santa Academia.edu, il sito che proprio ora ci sta aiutando a sconfiggere il suddetto disagio, dandoci la possibilità di far conoscere ai lettori e, più in generale, ai fruitori del web, tutto ciò che di interessante non ci è più possibile aggiungere, da qualche tempo, alle voci che compongono la famosa enciclopedia libera online Wikipedia.

Non abbiamo però ancora trovato una risposta convincente alla domanda che ci eravamo posti all’inizio, e cioè: per quale motivo Wikipedia ci ha impedito di pubblicare le informazioni provate che avevamo a disposizione?

Ce lo avrà impedito solo per errori tecnici commessi, o anche per la delicatezza delle informazioni che avevamo intenzione di inserire?

Ce lo avrà impedito forse per non appesantire troppo un articolo già di per sé delicato?

O c’è forse dell’altro, che magari non conosciamo, e che non possiamo e non potremo mai conoscere?

A pensarci bene, però, potrebbe non esistere nulla di tutto ciò, se, come detto e dimostrato, il blocco è stato causato da certi errori tecnici assolutamente imperdonabili da noi commessi.

Rimane però chiaramente, e rimarrà per sempre, la curiosità di sapere chi sia stato l’autore del blocco, ossia il propositore del veto alla nostra possibilità di intervenire… E chi mai abbia avuto interesse che rimanesse pubblicata una informazione probabilmente errata, in luogo di una sicura, certa, provata…

Beh, alla fine poco importa. Anzi nulla importa.

Non solo: alla persona che ha deciso di bloccarci vorremmo chiedere qui umilmente scusa, visto che, come detto, potrebbe avere assolutamente ragione lei.

Vorremmo però pregarla, se mai dovesse un giorno arrivare a leggere questo nostro articolo, di adoperarsi personalmente, magari, per provare a cambiare il riferimento alla affiliazione massonica di Naldi, sostituendola cioè con quanto da noi scritto poc’anzi.

Oppure, semplicemente, di integrare il dato probabilmente errato, presente ora nella pagina di Naldi, con quello esatto.

Se facesse questo, i lettori presenti nel web e, in particolare, tutti i fruitori di quello straordinario mezzo di informazione che è, e che continuerà sicuramente ad essere anche in futuro, l’enciclopedia libera online Wikipedia, avrebbero finalmente la possibilità di sapere tutta la verità (o quasi) sulla presunta affiliazione di Naldi al Grande Oriente d’Italia.

 


Vorrei ringraziare qui pubblicamente lo storico Enrico Montermini per avermi dato la possibilità di conoscere alcune importantissime sfumature di questa piccola ma importante parte “supersegreta” di storia del nostro paese, che, in tutta sincerità, prima di oggi conoscevo solo superficialmente.


 

NOTE:

[1] A dire il vero, nessuno prima di allora aveva mai scritto nulla su Naldi. Addirittura, alcuni amici massoni del 33° ed ultimo grado massonico non sapevano neanche chi fosse… Era davvero un oggetto misterioso e sconosciuto, Filippo Naldi, prima che arrivassimo noi a riesumarlo dagli Archivi capitolini, in particolare dall’Archivio Centrale dello Stato di Roma.

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:Campioli_Paolo

[3] Solange Manfredi, ”Psyops – 70 anni di operazioni di guerra psicologica in Italia – Come ci hanno manipolato, messi uno contro l’altro, mandato in guerra, terrorizzato per controllarci meglio”, 2014 – Silverio Corvisieri, ”Il mago dei generali – Poter occulti nella crisi del fascismo e della monarchia”, Odradek, 2001 – Pag. 200 – Costantino Cipolla, ”Belfiore – I. I Comitati insurrezionali del Lombardo-Veneto ed il loro processo a Mantova del 1852-1853”, FrancoAngeli, Milano, 2006 – Pag. 866.

[4] Nel libro non è presente un indice, ma digitando il nome “Naldi” in Google books in corrispondenza del libro di Tompkins compaiono tutti i riferimenti al nome “Naldi” presenti nel libro. E, accanto a tale nome, non compaiono mai riferimenti alla affiliazione di Pippo.

[5]‘ Lo storico Enrico Montermini, attento come sempre alle varie possibilità, ha ipotizzato intelligentemente che possa essere esistita una Loggia di Propaganda Massonica anche all’interno della GLDI, visto che Carpeoro ha insistito dicendo che Naldi non fu mai affiliato al GOI. Ogni sua mirabile ricerca ha dato, però, per ora, risultato negativo. In questo momento quindi siamo orientati a pensare che la Loggia segreta a cui era affiliato Naldi appartenesse effettivamente al GOI. Ma vi terremo aggiornati.

[6]‘ Da tenere presente c’è anche che proprio nel 1945, il 27 ottobre per la precisione, Naldi si ristabilisce a Roma, dopo anni di residenza a Parigi. La casa presso cui fissa la propria residenza è la sua “storica” di Via di Propaganda, 16, posta di fronte al Palazzo di Propaganda Fide. Sembra quindi che il concetto di “Propaganda” fosse davvero una costante, nella vita di Pippo, in quel periodo… Quasi un’ossessione – Vedi Archivio del Municipio I di Roma – Archivio dell’Istituto Filippo Naldi – “Elenco delle variazioni anagrafiche di Filippo Naldi”.

[7] Corvisieri Silverio, ‘Il mago dei generali – Poter occulti nella crisi del fascismo e della monarchia”, Odradek, Roma, 2001 – Pag. 200.